LA TRADIZIONE DEI FALÒ DI S.GIUSEPPE A SAVA
La tradizione dei falò di S. Giuseppe a Sava, ricorre in occasione della vigilia della festa di S. Giuseppe sposo di Maria Vergine.
Ancora oggi, tale tradizione è viva e presente, anche se il numero dei falò sia andato sensibilmente diminuendo durante quest’ultimo trentennio, inoltre, la gassificazione del paese, costringe oggi a mantenere tale tradizione nelle periferie del paese o negli atri scoperti delle Parrocchie. Tale usanza viene chiamata in dialetto savese: "lu fanòi ti San Gisèppu". Partecipa tutta la cittadinanza, bambini, ragazzi, anziani. Si svolgeva presso le vie dell’abitato, nello spazio di bivi, trivi e quadrivi, nei vicoli, nella periferia, soprattutto nel corso degli ultimi anni, dove minore è il traffico.
Il falò viene acceso nella serata del 18 marzo, tra le ore 19.00 e le 20.00. È composto da rami di ulivo ottenuti dall’ultima potatura (che in dialetto savese si chiama: štroma), oltre ai tralci secchi di vite raccolti in fascine durante la potatura effettuata in quel periodo (che in dialetto si chiamano: salamiènti). Il tutto assume una forma di catasta non regolare di larghezza e altezza variabile, dove alcuni anni ha raggiunto i tre, quattro metri di altezza.
Lo scopo di tale usanza è da attribuire secondo gli anziani intervistati alla fine della sofferenza nei campi e l’inizio della primavera, secondo altri è semplicemente un modo per onorare il Santo.
Durante il falò vengono arrostiti ceci e fave secchi, mangiando anche dei fichi secchi, stuzzichini e passatempo fra ‘nu cuntu e l’oltru’ (un racconto e l’altro), danzando e cantando balli e canti folkloristici. Infine, particolarità dell’evento è anche la bruciatura dei fantocci, appesi traversi alla strada dal precedente carnevale, "quaremma e carniali" (quaresima e carnevale).
Accanto alla tradizione del falò esiste un'altra usanza che è quella delle "Madie di S. Giuseppe", che in dialetto savese si dice: li mattri ti San Gisèppu. Essa si formalizza nell’esporre del pane di grano un tempo preparato e cotto in casa, in dei cassoni di mobile rustico di legno. Dette ‘madie savesi’, usate anche come scompartimenti per riporre farina, stoviglie, cibi e pane cotto. Oltre al pane, la madia si compone anche di primi piatti già pronti con carne, legumi e verdure, bevande e frutta. Questa tradizione decorre la mattina del 19 marzo, proprio in occasione della festa di San Giuseppe. Ancora tutt’oggi a Sava tale ricorrenza viene festeggiata anche grazie la Pro Loco che organizza per gran parte di via Roma, lunghe tavolate dove oltre al pane vi sono dei piatti e dei dolci tradizionali, tra cui le zeppole tipiche della festa di San Giuseppe.
Attraverso le madie, un’ opera devozionale, le famiglie più ricche del paese, un tempo, e anche le associazioni, come la Pro Loco oggi, fanno della carità verso gli svantaggiati e gli emarginati, offrendo loro dei piatti già pronti e del pane. La distribuzione di queste pietanze avviene dopo mezzogiorno, ora in cui vi viene impartita la benedizione da parte del frate francescano del vicino Convento dei Frati Minori. Qualche tempo fa, il primo assaggio era fatto dalla Sacra Famiglia: dei cittadini che impersonavano San Giuseppe, la Madonna e Gesù da ragazzino. Le pietanze offerte alla Santa famiglia, che sono 13, venivano gustate prima da "San Giuseppe". Vecchia tradizione era anche la processione per le vie centrali del paese, del simulacro di San Giuseppe, di proprietà di privati cittadini residenti nella via delle madie.
Questa tradizione, secondo alcuni studiosi, deriverebbe dalla gran festa romana dei ‘Saturnalia’ da cui originerebbe il carnevale. L’aspetto dei ‘Saturnalia’ da considerare in questa situazione, sono i conviti e i banchetti con cui si festeggiava l’abbondanza dei doni della terra, concedendo agli schiavi la più larga licenza.