
Fondata presumibilmente alla fine del XIV secolo dagli scampati alla distruzione dei casali di Aliano e Pasano, Sava è dapprima feudo di varie famiglie nobili e poi possedimento dei Gesuiti (1741-1767). Tornata proprietà dei feudatari, l'ultimo dei quali è Giuseppe De Sinno, diviene comune autonomo nel 1812. Il suo territorio costituisce una delle zone più produttive della provincia di Taranto in virtù delle caratteristiche dei terreni che consentono elevata qualità ed abbondanza dei prodotti agricoli. Fra questi soprattutto il vino e l’olio.
Tra gli edifici pubblici significativi, sono da citare:
Il Castello, posto in posizione baricentrica e costruito dalla famiglia Prato nel luogo dove prima sorgeva una antica masseria della metà del 1500, oggi sede della dimora municipale.
La Chiesa Matrice, dei primi del 600, dedicata a San Giovanni. E’ stata ingrandita a più riprese nella seconda metà del settecento con l'allungamento della navata centrale e con la realizzazione di quelle laterali. Il campanile che la completa termina con una cuspide di stile barocco.
Il Santuario della Ss. Vergine del Pasano, edificato nei primi anni del settecento nel luogo ove sorgeva un'antica cappella. All'interno della chiesa è conservato un antico dipinto raffigurante una Vergine col Bambino, già presente nella cappella originaria. Verso la fine del XIV secolo, per via delle guerre di successione fra Angioini ed Aragonesi, queste zone sono state soggette a continue ruberie, incendi e devastazioni. Anche Pasano fu quasi interamente distrutto con gli altri limitrofi casali. Gli abitanti di Pasano presi dal panico e dal terrore fuggirono verso il confine del loro territorio ove gettarono le fondamenta dell’attuale Sava. I pasanesi vi lasciarono la loro antica protettrice, che riaccese in loro la devozione con il miracolo dello Schiavo: "Nei secoli XVI e XVII turchi e schiavi vivevano a servizio di ricche famiglie della Terra d’Otranto. In particolare, a Sava lo schiavo in questione più che considerato come servo fu fatto prigioniero da Marcantonio Raho Capitano dei Cavalieri del Dipartimento di Terra d’Otranto, quando nel 1605, liberò la città di Taranto investita dai Turchi. Durante i trasporti estenuanti fatti per il padrone da Sava a Pasano e viceversa, con al piede una grossa catena, un giorno rivolgendosi alla Ss. Vergine di Pasano chiese di essere liberato dalla catena e in cambio si sarebbe battezzato. Nello stesso momento, non si sa come, cadde dall’alto un macigno sulla catena rompendola, liberando lo schiavo senza lederlo". Sul luogo del miracolo (all'inizio dell'attuale c.so Italia)fu costruita una cappella ed un altare su cui è raffigurata la Madonna di Pasano e lo schiavo miracolato. Nel santuario della Madonna di Pasano ancora si conserva il macigno e il ceppo- catena del miracolo. Dopo i tanti e singolari prodigi operati per intercessione della Vergine di Pasano, i savesi vollero costruire una nuova chiesa più bella e più grande, datata 1712. Lo stile è semplice e modesto, solo l’altare maggiore è carico di decorazioni a stucco, di cui sono fatte anche le statue dei Santi Ignazio di Loiola e Francesco Saverio, per opera e consiglio di un padre della Compagnia di Gesù. Dopo parecchi anni un terribile terremoto la distrusse in parte e con la solita pietà fu riedificata dal popolo savese e fortificata con l’aggiunta di nuovi pilastri dalle parti esteriori laterali e inaugurata nel 1753. Nel 1785 diventa protettrice di Sava, con festeggiamenti la quarta domenica dopo pasqua. Oggi si festeggia la prima domenica di marzo con un pellegrinaggio dai paesi di Sava e Lizzano. La venerazione nel paese di Sava avviene nel mese di maggio presso la Chiesa Matrice.
La Chiesa di San Francesco, edificata alla fine del 1800 ed ampliata qualche decennio fa.L'interno è decorato con numerosi affreschi illustranti episodi della vita del Santo. Inoltre è nel suo interno è ospitata una immensa biblioteca di grande importanza internazionale.
Il Paretone o Limitone dei Greci lungo la via per Lizzano, in contrada Camarda, non lontano dal Santuario di Pasano, trovasi una poderosa costruzione di pietre a secco in forma di grosso e lungo muro. Si presume sia una costruzione limitanea tra il territorio dei Longobardi e quello dei Bizantini (sec. VII - VIII d.C.). Secondo altri studiosi, la costruzione è di epoca magno-greca (sec.IV a.C. ?) eretta per dividere, dopo lunghe e sanguinose lotte di cui è menzione in autori classici, il territorio dei Tarantini da quello dei Messapi. Nell’agro di Sava è tuttora visibile il tratto più lungo (circa m.700) dell’intero muro che si snodava per oltre 150 chilometri.
